CAMMINO DI PRIMAVERA E DI PACE NEI RICORDI, Termini di Massa Lubrense, Punta Campanella, Penisola Sorrentina


Marzo 2026 volge al termine, in un concentrato di circostanze scoraggianti: venti di guerra con escalation di violenza tra i potenti del mondo, aerei grigi inquietanti e carichi di (?) spesso sorvolano a bassa quota la pianura friulana diretti verso est, polemiche mediatiche dilagano nel web dopo il referendum, la crisi economica morde sempre più, le speranze in un futuro "normale" si assottigliano per giovani rassegnati, famiglie a denti stretti, anziani stanchi e delusi dalle sorti del Paese per il quale hanno profuso risorse, lavoro ed energie di una vita.
È arrivato anche il colpo di coda di questo lungo e freddo inverno, con tempeste in tutta l'Italia. Vento gelido sulla terra e mari che ribollono intorno alla penisola.
Il vento di Borea ha soffiato per quasi 48 ore nel cielo plumbeo, spazzando montagne e persino pendici brune innevate a bassa quota. Dalle finestre esposte a nord, pur serrate e sigillate, penetrava una sorta di ululato, un lamento interminabile che non avevo mai udito. In strada avevo dovuto camminare tanto, con fatica, controvento; foglie e carte svolazzavano con mulinelli persino nella pulitissima città in cui vivo. Sono caduti alberi e pali. 
Venerdì, stacco il lavoro, è quasi sera. In casa mi rintano ad ovest e finalmente esce il sole al tramonto, con un raggio orizzontale che illumina e riscalda il fondo della stanza, dove le mie gatte dormono acciambellate.
All'orizzonte osservo le cime delle montagne, candide dopo la recentissima nevicata, e noto che il disgelo sta iniziando sui versanti meridionali, nelle ultime ore. 
Primavera? Quasi Pasqua? Forse si, ma senza gioia? 
La primavera in fondo non è solo una stagione geografica e temporale, ma un tempo dell'anima, una condizione che dovrebbe portare luce, sole, colori, rinnovamento, sentimenti e pensieri positivi, desiderio di PACE.... È tempo di Pasqua religiosa o laica, per me senza sostanziali differenze.

Entro in questo mio blog e mi accorgo che non scrivo da mesi, travolta da scritture di lavoro tecnico triste, in immersione nelle altrui problematiche/liti/crisi, che non mi lasciano indifferente.
In un istante di magica luce primaverile, provo il desiderio di compiere un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, un viaggio nella primavera di tempi passati, giovanili e spensierati, e forse meno critici, più spontanei e più umani per gli adulti che osservavo intorno a me. 
Mi illudevo? Chissà....
Fine anni '60 del secolo scorso....camminavo qui....

(foto di Elia Fontana)

La siepe di olivo selvatico che forma un arco sulla strada, all'epoca era solo un tenero e minuscolo germoglio che sfioravo seduta su un muretto diroccato, ben diverso da quello attuale; nei decenni ho visto crescere l'olivo, resistente, forte e volitivo, sagomato e piegato dai venti occidentali che lo investono violentemente dal mare e che non sono, finora, riusciti a spezzarlo.

(foto di Elia Fontana)

Questo viaggio è un cammino nei ricordi, una visualizzazione che inizia in questo luogo mitico, Punta Campanella, e si svolge in salita su un lungo sentiero fiancheggiato da strapiombi sul mare occidentale blu spianato dal vento, e da versanti brulli di una montagna selvaggia, che in silenzio racconta storie antichissime di genti che approdavano dal mare tempestoso in una stretta fenditura tra rocce verticali, costruivano templi, abitavano e coltivavano la terra arida e sassosa dominandola con gradoni formati da muri a secco di terrazzamenti parsimoniosi.

(foto di Elia Fontana)

Le foto, abbastanza recenti, mi sono state offerte da un amico, ed hanno fatto emergere e fluire ricordi della nostra infanzia. 

(foto di Elia Fontana)

Cammino in salita...

(foto di Elia Fontana)

Poi il paesaggio si trasforma...

(foto di Elia Fontana)

Salendo in quota la selvaggitudine cede il posto a terrazzamenti con oliveti secolari, poi a case sparse tra giardini e termina nella piazzetta di un piccolo borgo, innanzi ad una chiesa, tra gente sorridente, che nel richiamo dello scampanio si prepara alla benedizione primaverile dei prodotti della terra e del lavoro, agricoltura ed allevamento, insieme con artistiche opere di arte dolciaria che forse risale al XVI secolo. All'epoca, questi luoghi erano afflitti da scorrerie di pirati saraceni con distruzione, sangue, morti e deportazioni. Si racconta che una donna abbia offerto fiori di confetti in segno di pace, desiderata anche allora tra genti di diverse etnie e culture.

(foto da archivio di cartoline - concessa da Elia Fontana)

Qualche anno fa così scrivevo nel mio libro "TERMINI DI MASSA LUBRENSE - Ricordi di vita nel paese":

Ancora oggi ricordo e rivivo come in un film una delle funzioni religiose più sentite e gioiose, in occasione della Domenica delle Palme. Ci si incontrava tutti in piazza innanzi alla chiesa e poi si entrava solennemente, portando le “Palme”, che non erano solo ramoscelli di olivo simboleggianti la pace, ma vere e proprie creazioni spontanee di un’arte popolare profondamente radicata nella tradizione degli abitanti dell’intera penisola sorrentina.

Alcune persone innalzavano trionfalmente grandi rami di olivo troncati, ai quali erano appesi tanti piccoli formaggi “caciocavalli” legati con nastrini colorati.

Le donne ed i bambini sorreggevano artistiche composizioni floreali realizzate con confetti di colore rosa, bianco o azzurro, tenuti insieme da uno scheletro di filo metallico; le donne erano abilissime nell’assemblare in casa i confetti, ed esprimevano la loro creatività con gusto e fantasia, costruendo rami di piante frondose ed articolate, con foglie e vivaci corolle delle più svariate specie di fiori.

L’atmosfera era serena e festosa; circolavano sorrisi, strette di mano, bacetti ed abbracci, e talvolta anche lacrime di commozione e di gioia, mentre le campane suonavano.

Mi sembrava di partecipare alla festa della rinascita della primavera, che permeava tutta la natura e coinvolgeva gli umani della comunità paesana, tra il sacro ed il profano.

La benedizione delle Palme, in sostanza, consacrava con una settimana di anticipo sulla Pasqua di Resurrezione il trionfo della vita sulla morte, la speranza della prevalenza dell’abbondanza sulla fame, della prosperità sulla miseria, e la vittoria della luce nascente dell’equinozio di primavera sul buio dell’inverno appena trascorso”.

Nel libro avevo inserito questa pregevole foto d'epoca, che mi era stata offerta da una persona di grande cultura, autorevolezza ed umanità:

(foto da archivio di Antonino De Angelis - Sant'Agnello)

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CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL LIBRO IN ESTRATTO


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Rievocando, ritrovo ed osservo la foto di un artistico mazzolino di fiori/confetti, un'opera di arte dolciaria tradizionale che qualche anno fa mi fu donato inaspettatamente, e che mi raggiunse in Friuli viaggiando, con partenza dalla piazzetta dei ricordi.


Oggi la tradizione dolciaria delle composizioni floreali di confetti, tipica della penisola sorrentina, continua e si espande, con maestria, fantasia e colori, come si ammira, tra l'altro, nelle esposizioni della Pasticceria Monica di Sorrento a Fuorimura:

(foto di Elia Fontana)

E continua anche la produzione dei piccoli formaggi "caciocavalli" tondeggianti, prodotti dallo storico  Caseificio del Monte di Termini, fondato dalla simpaticissima Anna/La Ciacciana, e gestito dai suoi figli.

(foto da archivio del Caseificio del Monte)

(foto di Guglielmo Verde)


E Guglielmo espone questi piccoli formaggi di produzione artigianale nello storico negozio Macelleria Verde in piazza Santa Croce a Termini, e li distribuisce tra coloro che ancora amano portare in chiesa i rami di olivo con formaggi pendenti, per la tradizionale benedizione. Domenica delle Palme per i devoti, domenica di primavera di umanità e di pace per tutti. 
E così sia...

Buona primavera e buona domenica delle Palme a tutti!
Francesca


Il libro da cui è estratto il racconto sopra citato:






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